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Piero
Giordanetti
Ricostruendo
il rapporto con Brockes, Darwin, Fichte, Hölderlin, Fischer, Goethe, Haym,
Kant, Lange, Reimarus, Schiller, Schopenhauer e Strauss, questa ricerca si prefigge
di mostrare quale immagine della natura il Nietzsche appena ventiquattrenne abbozzi.
Emerge come egli intenda abbandonare le inevitabili implicazioni metafisiche e
antropologiche della teleologia per dar voce alla convinzione che il metodo che
la natura segue nel generare e successivamente nel conservare i corpi è
la leggerezza priva di senso tipica del caso. Al finalismo Nietzsche contrappone
la tesi che l'esistenza è disseminata di miracoli, proponendo un'autonoma
reinterpretazione del rapporto tra vita e forma secondo il quale la vita è
conoscibile solo come esistenza dotata di sensibilità e capace di crescita,
mentre rimane in sé completamente oscura. I risultati cui pervengono le
ricerche si rivelano di grande utilità per la comprensione della genesi
delle grandi opere successive. Piero
Giordanetti è ricercatore di Storia della Filosofia presso l'Università
degli Studi di Milano. Ha pubblicato: Archivio Rodolfo Mondolfo. Inventari
(Roma 1996), Hume, Kant e la bellezza (Milano 1997), Kant
e la musica (Milano 2001), L'estetica fisiologica
di Kant (Milano 2001), Estetica e sovrasensibile in Kant (Milano 2001),
Kant und die Musik (Würzburg 2004). |